Storia e Letteratura sul Monte Bianco

Esiste una vasta letteratura dedicata al Monte Bianco. In questa pagina raccogliamo estratti di quanto è stato prodotto nella letteratura e nella poesia di tutti i tempi per dare voce a coloro che hanno cantato la bellezza, la natura, la storia, i racconti, la vita, le tradizioni, le caratteristiche di questo luogo unico.

Valle d’Aosta

“La Valle d’Aosta, la più bella, la più ricca e la più grande delle Hautes-Alpes. È ricco di armenti, di selvaggina, di pascoli, di coltivazioni; fertile di castagni, noci, mandorli e altre piante da frutto, soprattutto viti, dalle cui uve si spremono vini squisiti; e gli incensi profumati che mandano fiori ed erbe al cielo, e gli odori balsamici dei boschi di pini, e le sorgenti che sgorgano in mezzo a campi ameni, allietano l’anima e la riempiono di infinita dolcezza. Ma ciò che rende estasiato l’uomo sono i colossi di scogliere e di ghiaccio che si innalzano maestosi; il contrasto tra lo scoppio dei ghiacciai e il fragore delle cascate; tra il bianco splendore delle nevi e dei geli perpetui e il nero cupo e brillante delle tremende e bizzarre rupi; tra il grido stridulo delle aquile e il pigolare del passero; tra il folto fogliame delle fitte foreste e il verde gajo delle praterie.”
 
Scritto da G.Alessandro de Goracuchi. Il testo qui riportato è la traduzione inglese dell’edizione del 1886 pubblicata dalla casa editrice Tipografia del Lloyd Austro-Ungarico.
 
 

Escursione al Dente del Gigante e discesa a Chamonix

“Impossibile descrivere è lo spettacolo che attende il viaggiatore durante l’escursione del Mont Fréty e del Col du Gigante, una volta raggiunta la vetta, qualcosa che solo i più coraggiosi possono raggiungere. Appena comincia l’alba, si costeggiano i bagni di Saxe, si lascia sulla sinistra il villaggio di Entrèves e si attraversa il ruscello in località La Palu. Qui inizia la salita e dopo tre ore di cammino siete in cima al Monte Fréty, dove le guide di Courmayeur fecero costruire una casetta chiamata il Pavillon. Il panorama che si presenta alla vista è già di per sé magnifico; un’infinità di alte montagne si allineano davanti all’osservatore, di cui le più notevoli sono: l’Aiguille Rouge, l’Aiguille del Gigante, la Grande Jorasse, il Mont-Vélan, il Colle Ferret, la Grivola, il Monte Bianco. Chi desidera sensazioni più vigorose, lascia la sua cavalcatura al Pavillon e, armato di un lungo bastone, scala la Collina del Gigante. Ci vogliono altre tre ore per compiere questa salita, dolorosa ma non pericolosa, e chi ha buone gambe e buona testa raggiunge facilmente la vetta. Una volta lì, ci si riposa un po’: l’aria è fredda, viva, penetrante. L’altezza è di 3412 metri; tutto è nudo, deserto; i polmoni respirano un altro elemento, l’uomo diventa leggero, arioso; ci sembra che una forza sconosciuta voglia precipitarlo nell’abisso; nessun segno di vita; non piante, non boschi, tranne qualche magro lichene; Niente uccelli, niente insetti… niente… oltre alla nuda roccia, colpita dall’irruenza degli elementi. Un po’ ripresi dalla fatica, potrete contemplare una ad una le meraviglie circostanti: sotto i vostri piedi, a 3000 metri di profondità, la Val Ferret, la Val Veni, Courmayeur, i pascoli di Pré-Saint-Didier, l’Allée-Blanche con i suoi ghiacciai, i suoi laghi, i suoi corsi d’acqua.

Più avanti lo sguardo si perde in un labirinto di montagne e valli. Di fronte a voi ci sono il Crammont, l’Aiguille des Chavannes, il Mont-Sue. A est ci sono il Cervino, il Dente d’Erin, il Monte Rosa, la vetta della Valtellina. Guardando un po’ a sud appare la giogaia selvaggia che separa la Valle di Cogne dalla Valle d’Aosta e risaltano la Becca della Nona, il Monte Emilius, il Gran Paradiso e l’Aiguille de la Sossiere, tutti ricoperti di ghiaccio. Più a sud, le montagne tetre di Champorcher, il Ruitor dietro il quale si erge il monte Iseran, il piccolo San Bernardo e una serie di montagne innevate dominate dall’Aiguille de la Vanoise, il Mont Thabord, il Mont Pelvoux, le Grandes Rousses molto vicino a Grenoble , e infine la colossale mole del Monte Bianco, di fronte al quale e a destra si erge il Dente o meglio l’Aiguille du Gigante, che si distingue così bene da ammirare dalle rive del Lago di Ginevra.Fu in questo luogo, tra i ghiacciai del Mont-Fréty a ovest e quelli di Entrèves a est, che il famoso naturalista ginevrino De Sassure, nel luglio 1788, soggiornò sedici giorni per compiere osservazioni scientifiche. Fino a pochi anni fa si potevano ancora vedere i ruderi della sua capanna. Da questo passo in sei ore si può scendere a Chamonix. È prudente non intraprendere questa corsa, per non esporsi alle fatiche e ai pericoli che si incontrano nell’attraversare il mare di ghiaccio, ed è meglio ritirarsi. Senonché l’ardito scozzese Carus D. Cunningham di Edimburgo attraversò il Piccolo San Berbardo ed entrò in territorio italiano, si diresse verso Courmayeur e, scortato da tre guide di Chamonix e dalla guida Rey Emilio di Courmayeur, tentò la scalata del Col di Géant in pieno inverno, fine gennaio 1882.L’ascensione si realizza senza un buon incidente. Il valente alpinista e la sua scorta hanno trascorso la notte nel rifugio fatto erigere su quel colle dal Club Alpino Italiano (a 3412 metri di altitudine) e il giorno successivo, dopo aver trascorso alcune ore ad ammirare lo stupendo e incomparabile panorama che da quel punto si vede picco, il gruppo ha continuato il viaggio ed è arrivato sano e salvo a Chamonix.”
 
Scritto da G.Alessandro de Goracuchi. Il testo qui riportato è la traduzione inglese dell’edizione del 1886 pubblicata dalla casa editrice Tipografia del Lloyd Austro-Ungarico.

Un'escursione in Val Veny

Tratto dagli scritti/memorie di G. Alessandro de Goracuchi (1886 circa)

Santuario di Notre Dame de la Guerison – Courmayeur (AO)

“Da Courmayeur dirigendosi verso i bagni della Saxe ed attraversando poi la Dora su di un ponte in legno detto pont aux chèvres poco dopo la prima sega, si costeggia la base dal Mont-Chétif, e, appena finito di contornarla, il sentiero percorre a mezza montagna una gola stretta e si giunge ai primi pini, quindi al Santuario di Notre Dame de Guérison, santuario detto volgarmente Cappella del Berrié (dalla parola Berrio che in dialetto aostano significa roccia), che qualche anno fa, un poco mancò una grande valanga di neve la riducesse in un mucchio di rovine.

Da qui si gode una vista magnifica: nel basso, Entréves che col verde delle sue praterie fa così singolare contrasto coll’arido delle immense roccie, coi ghiacciai e colle nevi del Monte Bianco: all’Est il grande vallone del Col-Ferret: subito dopo a pochi passi dal santuario la vista dell’immenso e superbo ghiacciaio della Brenva, che qualche lustro addietro arrivava quasi all’altezza del sentiero che avvicina la cappella, riempiendo così la profonda calle ove scorrono le acque provenienti dal Col de La-Seigne, mentre ora la valle è sgombra ed una lunga morena è là come prova del già esistente ghiacciaio.

Il ghiacciaio della Brenva come appare in un disegno dell’800. In basso a destra alcune case dell’abitato di Entréves con la Casaforte Passerin d’Entréves

Un po’ più in là il sentiero penetra nella stupenda selva di St. Nicolas, popolata di pini e di larici che di tratto in tratto lasciano intravedere qualche parte della parete verticale del Monte Bianco e del ghiacciaio della Brenva; verso, la metà, della foresta, una specie di ponte attraversa il torrente e dà adito ad una piccola e verdeggiante pianura, nella quale si veggono alcune casupole diroccate; esse sono le rovine di un’antica fabbrica, ove una famiglia d’Aosta, ultima che la possedette, aveva tentato la fortuna fondendo la miniera di argento. Questo punto è conosciuto sotto il nome di Purtud. Quivi si ha alla sinistra la vasta foresta di St. Nicolas, alla destra il ghiacciajo della Brenva nella sua  maggior bellezza, dal quale staccansi massi di ghiaccio con detonazioni simili a colpi di cannone.

Agli Chalets Di Purtud in Val Veny. Gruppo di Escursionisti in posa nei pressi dello Chalet De Purtud, con il ghiacciaio della Brenva sullo sfondo. Anno 1902 circa.

Più oltre si affaccia la graziosa Valle-Veni con immense praterie e vari chalets, fra cui sono notevoli quelli situati al fondo della valle ed ai quali si giunge con breve e ripida salita, conosciuti sotto il nome di Cantine de la Visaille. Quivi si fa una sosta, e vi si trova latte, burro, pane, formaggio, polenta e vino, a ristoro del pellegrino nella fermata. In questo sito chi guarda davanti a sé vede la punta d’un alta montagna tuta coperta di neve: è il piccolo Monte Bianco; a sinistra si scorge il primo declivio del gigantesco ghiacciaio del Méage, il più grande dei ghiacciaj del Mont-Blanc dal versante italiano.

Dopo questa sosta si seguita il sentiero che attraversa il torrente per entrare in una stretta gola, in cui sorgono alcuni pini, e si percorre così tutta la base nuda e rocciosa della morena del ghiacciajo. Questa parte del viaggio è alquanto noiosa, perché durante un’ora bisogna camminare fra ciottoli, fra vari rigagnoli che sortono dal ghiacciajo del Méage. In questa traversata le guide indicano le caverne che trovansi sulla riva opposta del torrente.

Per lo passato i camosci, numerosi in queste montagne, ghiotti delle incrostazioni saline, che là entro si formano, arrivavano in bande ragguardevoli per leccarne le pareti, e sorpresi di buon mattino dai cacciatori del paese venivano facilmente uccisi. Ora, la caccia in questo sito essendo riservata al re, si deviò una parte delle acque del torrente e si introdussero nella caverna, onde impedire ai camosci di penetrarvi.

Usciti da questa gola, la valle si allarga di bel  nuovo, e prende il nome di Allée-Blanche; in quindici minuti si arriva al lago des Comballes.

Il lago di Combal in un dipinto del 1826 di J.L.P. Coignet

Anche i non alpinisti, quasi tutti a cura finita, prima di lasciare Courmayeur fanno l’escursione fino a questo lago; sia poi a piedi o portati dal mulo, ci vogliono poco meno di quattro ore per giungervi.

Situato all’altezza di 1760 metri sopra il livello del mare, il lago des Comballes non esiste quasi più che in apparenza formando un bacino della lunghezza di 600 metri per 200 di larghezza; adesso presenta una specie di pianura di forma ovale che va a poco a poco trasformandosi in una uniforme prateria. Le acque provenienti dai ghiacciaj dell’Allée-Blanche sono trattenute da una diga che dicono opera dei Romani; altri vogliono che nello scorcio del secolo scorso essa sia stata costrutta per intercettare il passaggio dei Francesi.

Dal lago des Comballes alla sommità del Col de La-Seigne havvi una distanza di sei chilometri, esso trovasi all’altezza di 2530 metri a forma di limite tra l’Italia e la Francia; sul vertice havvi una lunga asta indicante il confine. Qui giunti si prova sempre molto freddo.

La magnificenza con cui si presenta il Monte Bianco da questo punto è tale che ognuno prima di far ritorno a Courmayeur vi si ferma per qualche tempo e si sente compreso da ammirazione e da rispetto. Né meglio si potrebbe raffigurarla che col riportare le parole del Monget:

“Visto dal colle di La-Seigne, il Monte Bianco fa l’effetto di una serie d’archi e pilastri di granito che sostengono un’immensa mole, della quale non lasciano intravedere che la cupola. Campi di ghiaccio e di nevi eterne riempiono gl’intervalli che lasciano tra loro queste piramidi, e discendono fin nella valle lungo i profondi squarci che si succedono sui fianchi del più maestoso fra i monti. Di queste guglie, la più alta situata all’Ovest, arriva quasi all’altezza del Monte Bianco e la chiamano il Monte Broglio; la più piccola è l’Aiguille du Peteret, situata all’Est, e forma una piramide isolata di un effetto  sorprendente. La cima del colosso delle Alpi si presenta in mezzo a queste guglie come una calotta leggermente schiacciata.”

Quando, parecchi anni addietro, Sua Maestà la Regina Margherita giunse alla sommità del Col de La-Seigne rapita in estasi di ammirazione, come ci narrarono i porteurs, esclamò: “Gloria in excelsis Deo!”

Un’infinità di piante interessantissime trova il botanico durante l’escursione da Courmayeur fino a questo punto.

Volendo poi, come abbiamo detto, fare da qui il giro del Monte Bianco e comprendere nella escursione regioni spaventevoli che si alternano con siti ameni, passare da forti emozioni a placide sensazioni, si scende dal Col de La-Seigne ai chatelets di Mottet, andando o a cavallo del mulo o portati dai porteurs, per rifocillarsi e passare la notte nel piccolo ma eccellente albergo che ivi trovasi.

Nel mattino susseguente si va al Col des Fours, alto 2711 metri, di là al Col du Bonhomme, indi si attraversa il verdeggiante ma ferale Plan des Dames all’altezza di 2064 metri sul livello del mare, dove un’alta croce sorge da un cumulo di sassi formato dalle piccole pietre che ogni passante depone al piede di quel simbolo d’amore per tributare un’offerta di cordoglio alla memoria di due dame inglesi* che colte da freddo intenso e più forse dall’angoscia di non trovare ricovero per l’inclemenza del tempo sopraggiunto, perirono, e quivi ebbero sepoltura.”

NOTE: Les Dames Anglaises è anche il nome del gruppo di piccole cime che si trovano a 3601 metri slm sono anche un insieme di guglie montuose nel massiccio del Monte Bianco, e si possono individuare tra l’Aiguille Noire de Peuterey e l’Aiguille Blanche de Peuterey. Il nome dato a queste guglie ricorda presumibilmente le due dame inglesi che vengono menzionate nel racconto di G. Alessandro de Goracuchi.

La cursiosa storia di un parroco e di un asino

Questa è la storia di una curiosa impresa, quella dell’Abbé Henry, nato a Courmayeur nel 1870 e diventato parroco a Valpelline. Alpinista, botanico, apicoltore, a lui la Valle d’Aosta deve molta della sua popolarità quale meta per escursionisti e alpinisti.
 
Sua la singolare e geniale iniziativa di salire sulla cima del Gran Paradiso con un asino, l’asino Cagliostro. Era il 1931 e l’impresa dell’Abbé Henry, allora 61enne, ebbe così tanta eco che contribuì in modo determinante ad incuriosire e spingere molte persone a visitare il Gran Paradiso, e tutta la Valle d’Aosta.
Ecco una sintesi dell’inconsueta ascensione:
 
1° luglio 1931
Incontro con Dayné a Dégioz, discesa a Bois de Clin (1392 m), affitto dell’asino Cagliostro per 25 lire al giorno da Germain de la Bioula e rientro a Dégioz (1550 m).
 
2 luglio
Partenza da Dégioz, pranzo a Pont (1946 m), arrivo al rifugio (2775 m) e sistemazione del sentiero per l’asino Cagliostro dal rifugio fino all’inizio del ghiacciaio del Gran Paradiso (2869 m).
 
3 luglio
Partenza dal rifugio alle 3.00, in 40 minuti arrivo ai piedi del ghiacciaio del Gran Paradiso (2869 m), breve pausa per ramponare Cagliostro poi salita senza particolari difficoltà fino a raggiungere la crepaccia terminale larga appena un metro. Dopo aver assicurato l’asino, Cagliostro con un balzo supera la terminale, a mezzogiorno si raggiunge la prima vetta del Gran Paradiso, dove si fermano generalmente le cordate.
 
 
Asino Cagliostro Abbé Henry Gran Paradiso
Un asino su un altopiano valdostano, a ricordo di Cagliostro
L’Abbé Henry descrive così la reazione di Cagliostro all’ebrezza dei 4000 metri:

Dopo qualche minuto, Cagliostro alzando la testa guardò, da sopra la cresta, lo spaventoso abisso che si apre sull’altro versante, quello di Cogne. Poi pieno di gioia e di legittimo orgoglio, lanciò un formidabile jodel che fece tremare dalle fondamenta, i massi sconnessi ed ammonticchiati della cima.*
Il racconto di questa impresa, incoraggiò tantissime persone ad affrontare il Gran Paradiso e molte altre vette. Il pensiero tanti fu, in fondo, che se ce l’aveva fatta un asino, ce l’avrebbe potuta fare chiunque.
 
*Traduzione di Gian Mario Navillod
Fonte: Joseph-Marie Henry (Abbé), Le messager Valdôtain 1932, Société Éditrice Valdotaine (Imprimerie Catholique), Aoste 1931, pag. 18-32 (con illustrazioni)

Entrèves si trova quasi all’imbocco della Val Veny. Dall’Hotel Aigle raggiungere la valle è quindi molto semplice.
In macchina è questione di pochi minuti. Basta seguire la strada comunale per Courmayeur e al bivio di La Saxe, dopo circa 2 km, prendere a destra. La strada sale alla chiesetta di Notre-Dame de la Guerison e poi entra nella valle.
L’accesso in autobus dall’hotel è altrettanto semplice. È necessario raggiungere lo stesso incrocio a La Saxe (a piedi, in auto o altro autobus) e prendere il bus navetta da Courmayeur. L’autobus ti porta a Visaille, punto estremo raggiungibile anche in auto.

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