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Storia del Monte Bianco

Per lungo tempo la catena del Monte Bianco ha rappresentato uno sbarramento insormontabile, impedendo qualsiasi comunicazione tra i due versanti.
Per parlare di una "storia del Monte Bianco" bisogna, quindi, attendere il '700. Fu allora che si verificarono le prime esplorazioni del massiccio, attività che per l'impegno richiesto si potevano considerare imprese alpinistiche a tutti gli effetti.
Di fatto, la storia del Monte Bianco è legata in modo quasi indissolubile a quella dell'alpinismo. Al punto che, per convenzione, la nascita dell'alpinismo si fa risalire proprio alle prime esplorazioni alla ricerca della via per raggiungerne la vetta.

La Capanna Vallot a 4362 m sulla cresta sommitale del Monte Bianco.

La Capanna Vallot a 4362 m
sulla cresta sommitale del Monte Bianco.

Figura di riferimento per gli albori dell'alpinismo fu il naturalista svizzero Horace-Bénédict de Saussure. Allo scopo di misurare l'altezza del Monte Bianco, dopo il 1760 effettuò vari tentativi di raggiungerne la vetta. Alla fine promise una ricompensa a chi fosse riuscito nell'impresa. I primi a riuscirci furono Michel Paccard e Jacques Balmat, che nel 1786 giunsero in vetta dalla cresta dei Grands Mulets, sul versante francese di Chamonix. La prima ascensione dal versante italiano avvenne, invece, solo nel 1890, ad opera di Luigi Graselli, Giovanni Bonin e Achille Ratti.
Da allora è stato un succedersi di grandi imprese alpinistiche che hanno visto per protagonisti tutti i più forti scalatori della storia: Albert Frederick Mummery, Emile Rey, Thomas Graham Brown, Riccardo Cassin, Giusto Gervasutti, Maurice Herzog, Walter Bonatti, Carlo Mauri, Pierre Mazeaud, René Desmaison, Gaston Rebuffat, Kurt Diemberger, Royal Robbins, Gary Hemming, Tom Frost, John Harlin, Renato Casarotto, Patrick Gabarrou, Michel Piola, ecc. Tra le grandi "prime salite" si possono ricordare la Nord alle Grandes Jorasses di Riccardo Cassin, le tre vie sulla Brenva dell'inglese Thomas Graham Brown, la Est al Grand Capucin e il Pilier Bonatti al Dru di Walter Bonatti, il Pilastro Centrale di Freney di Chris Bonington, la diretta e la direttissima americana al Petit Dru.
Ma la storia dell'alpinismo sul Monte Bianco non annovera solo vittorie. Le sue pareti sono state teatro anche di grandi tragedie. La scomparsa di Giusto Gervasutti sul Mont Blanc du Tacul nel 1946. Il tentativo di salvataggio non riuscito degli alpinisti Jean Vincendon e François Henry nel 1956, da cui originò la creazione del corpo di soccorso alpino francese. Fino alla grande tragedia del Pilastro Centrale del Freney nel 1961, in cui furono coinvolti Walter Bonatti e Pierre Mazeaud e persero la vita 5 alpinisti francesi e italiani.

Il monumento commemorativo di H.B. De Saussure e Jacques Balmat a Chamonix.

Il monumento commemorativo di H.B. De Saussure e Jacques Balmat a Chamonix.

Momento significativo nella storia dell'alpinismo sul Monte Bianco fu la nascita, nel 1821 della Compagnie des Guides de Chamonix Mont-Blanc, la prima società di guide alpine al mondo. Tra coloro che ne hanno fatto parte figurano quasi tutti i più grandi alpinisti francesi del passato. Ad essa si deve anche gran parte delle più importanti spedizioni francesi extraeuropee, tra cui quelle all'Annapurna e al Makalu. Oggi conta circa 240 soci.
Nel 1850 fu la volta della Società Guide Alpine di Courmayeur, la seconda al mondo. Tra i suoi fondatori emerge la figura di Emile Rey, straordinario scalatore e divulgatore della conoscenza della montagna. Eccezionale anche nel suo caso la lista dei grandi nomi dell'alpinismo che ne hanno fatto parte: Adolphe Rey, César Ollier, Arturo Ottoz, Walter Bonatti, Cosimo Zappelli. Come pure eccezionale è stato il contributo a tante delle spedizioni italiane in Himalaya, Ande, Patagonia e ai poli.

La guida di Courmayeur Emile Rey (a sinistra) con alcuni clienti.

La guida di Courmayeur Emile Rey (a sinistra) con alcuni clienti.

La storia del Monte Bianco non è fatta esclusivamente di esplorazioni e imprese alpinistiche, ma anche di opere dell'ingegno e della tecnica.
La possibilità di compiere osservazioni ed esperimenti scientifici in assenza di interferenze, in passato ha indotto vari studiosi a installare laboratori ad alta quota. Il primo fu l'astronomo e geografo francese Joseph Vallot, che nel 1890 costruì un piccolo laboratorio sulla cresta sommitale del Monte Bianco, a quota 4362 m, ancora oggi esistente. Nel 1893, lo scienziato Pierre Janssen installò un osservatorio addirittura sulla vetta del Monte Bianco.
Alla fine dell'800 iniziò anche la construzione in ogni parte del gruppo di rifugi e bivacchi, che dovevano servire come punti d'appoggio per ascensioni. Tra i primi realizzati e tuttora rimasti si possono ricordare il Rifugio Quintino Sella e il Rifugio Torino, costruito nel 1898.
Sulle pendici del Monte Bianco sono state costruite svariate strutture: ferrovie a cremagliera, seggiovie, funivie. Ma le opere di gran lunga più imponenti sono la Funivia del Monte Bianco e il traforo.
La Funivia del Monte Bianco collega La Palud, sul versante italiano, a Chamonix in Francia, scavalcando il Monte Bianco con una lunga e spettacolare campata di 5 chilometri a oltre i 3400 m di altezza, sopra il Ghiacciaio del Gigante e la Vallée Blanche. L'opera venne realizzata in tempi diversi. La campata centrale, progettata dall'ingenere Dino Lora Totino, venne completata tra il 1954 e il 1958.
Il traforo del Monte Bianco è un lungo tunnel di 11,6 Km. che collega Courmayeur a Chamonix passando nelle viscere della montagna. Venne realizzato tra il 1957 e il 1965 con lo scopo di risolvere l'annoso problema di un collegamento stradale diretto tra Italia e Francia.
Senza mettere in discussione la loro utilità, queste opere hanno sollevato il delicato tema del loro impatto su un ecosistema tanto speciale e fragile. Per affrontare assieme i temi della tutela e della valorizzazione del Monte Bianco, le quattro regioni interessate (Valle d'Aosta, Alta Savoia, Savoia, Vallese) hanno dato vita ad un progetto transnazionale, denominato "Espace Mont Blanc". Tra gli obiettivi vi è quello di inserire il Monte Bianco nella lista dei siti patrimonio dell'umanità redatta dall'UNESCO.

La Casa delle Guide di Courmayeur, sede del Museo Alpino Duca degli Abruzzi.

La Casa delle Guide di Courmayeur, sede del Museo Alpino Duca degli Abruzzi.

Documenti importanti sulla storia del Monte Bianco si trovano oggi al Museo Alpino Duca degli Abruzzi a Courmayeur e al Musée Alpin di Chamonix. Tra le testimonianze conservate si possono citare la ricostruzione dell'interno della capanna Vallot nel museo di Chamonix e i reperti della spedizione polare del Duca degli Abruzzi in quello di Courmayeur.

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